di Alessandro Greco

Il titolo di questo articolo non è altro che un gioco di parole ironico e provocatorio nella mia personale riscrittura contemporanea della locuzione latina "In medio stat virtus".

Quest’ultima, nella sua eternità, suggerisce che la saggezza risiede nel camminare lungo il filo dell'equilibrio dove il termine "medio" si riferisce alla posizione equidistante tra due estremi, in cui risiede la virtù. Nella versione che dà il titolo a questo articolo "media" diventa un riferimento diretto ai mezzi di comunicazione di massa, implicando che al loro interno si annida un "virus", un elemento di distorsione o di malattia sociale.

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Questo gioco di parole non solo ricalca foneticamente l'originale, ma inverte il suo significato, da un inno alla moderazione a un'accusa di eccesso e pericolo. Mentre "In medio stat virtus" invita a cercare la temperanza e la misura, "In media stat virus" solleva un'allerta sul fatto conclamato che i media, soprattutto quelli mainstream, spacciati per affidabili, anziché essere veicoli di verità e virtù, diffondono contenuti dannosi o alterati che infettano il tessuto sociale con disinformazione o bias, proprio come un virus si diffonde e contamina un organismo.

Nel mare magnum della “'informazione” contemporanea", il ruolo dei media deve essere messo al centro di dibattiti anche accesi.

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La neutralità, principio aureo del giornalismo, non esiste, poiché i mezzi d'informazione hanno un proprietario e gli interessi che si celano dietro la loro gestione sono enormi. L'articolo che segue esplora questa problematica, offrendo uno spaccato sulla realtà mediatica moderna.

Chi possiede la parola, possiede il potere

Nella società dell'informazione, i media non sono semplici canali di trasmissione di notizie e dati: sono gli architetti del consenso, plasmanti del pensiero pubblico, narratori della storia contemporanea. Questo ruolo cruciale porta con sé un peso immenso: chi governa i media, governa la parola e, di conseguenza, il mondo.

La neutralità, quel miraggio tanto bramato quanto raro, è spesso ostacolata dalla natura stessa dei media: non sono entità fluttuanti nel vuoto, ma strutture ancorate a realtà economiche, politiche e sociali. Ogni media ha un proprietario, un investitore, un consiglio di amministrazione che, inevitabilmente, imprime una direzione, una visione, un'inclinazione. Il media come entità indipendente è un'illusione. Dietro ogni giornale, ogni canale televisivo, ogni sito di informazione, ci sono uomini e donne di potere, con una visione del mondo da promuovere.

Questi "Signori dell'etere" utilizzano il loro controllo sull'informazione per veicolare messaggi che non solo riflettono le loro ideologie, ma che sono anche strumenti per consolidare o espandere il loro potere e la loro influenza.

L'economia dell'attenzione

I media sono imprese che vivono di attenzione. Un’attenzione si traduce in profitti derivanti dalla pubblicità e dal coinvolgimento del pubblico. Non è un caso che storie di crimine, scandalo e terrore spesso dominino la scena mediatica: queste narrative catturano l'attenzione in modo magnetico. Tuttavia, questa scelta editoriale ha ripercussioni: enfatizza alcuni temi a discapito di altri e distorce la percezione della realtà del pubblico. L’ economia dell'attenzione non solo modella ciò che vediamo e ascoltiamo, ma anche come pensiamo e agiamo.

La proprietà dei media si traduce in un’influenza sottile ma penetrante. Gli interessi privati possono non essere palesemente dichiarati, ma si manifestano attraverso l'ombra che proiettano sulla linea editoriale, la selezione delle notizie, il tono con cui sono presentate, le opinioni che sono promosse o marginalizzate, tutto ciò è un riflesso delle volontà dei detentori del potere mediatico.

Politica e media: un nodo gordiano

La politica è senza dubbio l'arena in cui la proprietà dei media mostra il suo volto più controverso spietato. I politici e i gruppi di potere cercano di conquistare o di mantenere il controllo sui media come strumento per influenzare l'opinione pubblica e, di conseguenza, il risultato delle elezioni o l'approvazione di politiche. Chi controlla i media in questo contesto ha il potere di plasmare non solo la narrazione, ma anche il futuro politico di una società.

La salute pubblica e i media

La salute pubblica non è immune da questa realtà. Per ragioni di spazio e tempo, evito di scrivere del disastro comunicativo, creato con la pandemia, e mi limito a trattare un altro aspetto, più “generico.”